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Cos’è l’intersessualità?

Intersex ovvero le Variazioni delle Caratteristiche del Sesso

Intersex (l’Intersessualità) è un termine ombrello che può essere reso anche con  la locuzione di Variazione delle Caratteristiche del Sesso (VCS), per indicare persone che presentano caratteristiche biologiche innate nei caratteri sessuali che non collimano con la nozione di maschile e femminile più diffusa nella popolazione. Ricordiamo per chiarezza che i protocolli medici attuali parlano di DSD, ossia differenza (o Disordine) dello Sviluppo sessuale. Preferiamo tuttavia utilizzare la parola Variazione perché più inclusiva e semanticamente ispiratrice di un contenuto “body positive”.

Intersex comprende diverse variazioni fisiche che riguardano elementi del corpo considerati “sessuati”, principalmente cromosomi, marker genetici, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali, e le caratteristiche somatiche  di una persona ossia le caratteristiche secondarie del sesso, come ad esempio barba e peli.

Le persone intersex sono nate con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile. Nonostante queste variazioni nella maggior parte dei casi non rappresentino un rischio emergenziale per la salute, infatti, solo in certe circostanze ci sono correlati problemi di salute, spesso le persone con queste variazioni biologiche subiscono o hanno subito una pesante medicalizzazione per via delle implicazioni che la loro condizione comporta rispetto al genere sociale.

Secondo gli esperti, tra lo 0,05% e il 1,7% della popolazione nasce con tratti intersex.

L’intersessualità non è un orientamento sessuale

Le persone intersex, come tutti, possono essere cis-gender, ovvero sentirsi a proprio agio con il genere a loro assegnato alla nascita, o transgender, cioè avere un’identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita. Alcune persone intersex possono non riconoscersi nei due generi binari, ma rivendicare un’identità di genere intersex. Purtroppo, però, le persone intersessuali hanno spesso subito un’attenzione morbosa verso la loro identità di genere nell’infanzia, e forse anche degli interventi che ne hanno modificato la forma genitale, tutti fattori che ostacolano il loro percorso identitario, soprattutto nel caso in cui volessero cambiare il genere a loro assegnato alla nascita.

L’intersessualità non è un’identità di genere

Le persone intersessuali, come tutti, possono essere cis-gender (ovvero a proprio agio con il genere a loro assegnato alla nascita) o transgender (avere una identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita). Purtroppo, però, le persone intersessuali hanno spesso subito un’attenzione morbosa verso la loro identità di genere nell’infanzia, e forse anche degli interventi che ne hanno modificato la forma genitale, ostacolando il loro percorso identitario, soprattutto nel caso in cui avessero voluto cambiare la loro assegnazione di genere.

L’intersessualità non è una malattia

Avere cromosomi di un genere diverso rispetto agli altri componenti del corpo, avere dei genitali cosiddetti ambigui, o avere delle variazioni dei caratteri sessuali, sono situazioni che, di per sé, non rappresentano uno stato di malattia.

Fino a tempi molto recenti, la terapia medica si concentrava sugli aspetti estetici della rappresentazione di genere, proponendo diverse teorie sulla corrispondenza tra l’aspetto somatico del corpo e l’identità di genere. Rendere un aspetto sociale della vita, come la presentazione di genere, di competenza medica, passa sotto il nome di medicalizzazione, e può essere dannoso specie se praticato in modalità paternalista, ovvero senza il pieno consenso informato dell’individuo.

Alcune condizioni intersex possono presentare delle reali problematiche mediche o degli squilibri ormonali. La mancanza di una comunicazione chiara, serena e obiettiva, correlata di tutte le informazioni necessarie, può minare nel paziente e nei genitori la fiducia di avere una giusta assistenza sanitaria e una tutela della propria salute e dell’integrità fisica della persona.