40 anni con HIV

Sabato 3 Luglio Plus Roma annuncia un flashmob per il 40° anniversario dell’HIV. La nostra  leprotta bisestile ha raggiunto la counselor Angela Infante e l’attivista Filippo Leserri, che hanno ideato e organizzato con Plus Roma l’iniziativa.

Grazie di aver accettato l’invito per questo tè all’orgoglio e zenzero. Come mai proprio questa data e quale messaggio portate in piazza?

Filippo:  Il 3 Luglio 1981 il New York Times pubblicò quel primo articolo dal titolo “Scoperto raro caso di cancro in 41 omosessuali”. Allora ovviamente non si parlava né di AIDS né di HIV, termini coniati rispettivamente nell’82 e nell’86, ma si parlava già di maschi gay. Un’associazione che è rimasta impressa nell’immaginario generale fino a oggi. Celebrare questa ricorrenza 40 anni dopo riporta l’attenzione su una delle epidemie più lunghe della storia, e su un virus che resta ancora attivissimo. 

Grazie alle terapie abbiamo reso gestibile l’infezione e conquistato lunghe prospettive di vita per chi vive con HIV, ma non è stato facile, e, sopratutto, non tutti viviamo in paesi in cui l’accesso a queste terapie è garantito. Con quest’azione ricordiamo che sono morte 38 milioni di persone, ma anche che di AIDS ancora si muore. Si muore perché si nasce nella nazione sbagliata, oppure perché ci si rifiuta di assumere le terapie o si scopre troppo tardi di averne bisogno. 

Torniamo in piazza inoltre per ricordare che noi persone sieropositive esistiamo, e abbiamo diritto alla salute come chiunque. Lo abbiamo acquisito grazie ad anni di lotte e denunciamo quanto negli ultimi anni la tutela di questo diritto si sia preoccupantemente ammorbidita. La pandemia da Covid19 dovrebbe averci ricordato quanto sia importante custodirlo attivamente e non darlo per scontato.

Angela: Condivido ciò che ha detto Filippo, penso però al 3 luglio come a una vera e propria “commemorazione”. Volevo ricordare tutte quelle persone che dal 1981 sono cadute vittime dell’AIDS, ma anche di stigma e pregiudizio. Queste persone che abbiamo perso appartenevano a una comunità che si stava ancora definendo: abbiamo perso amici, amanti, compagni, ballerini, coreografi, musicisti, scrittori, personalità di ogni tipo e persone comuni. Un’intera generazione. E nella mia mente era proprio quella che sarebbe riuscita a fare la differenza, a cambiare il mondo. Mi chiedo spesso, ad esempio, se il movimento senza questa epidemia sarebbe andato in un’altra direzione, se non avremmo intrapreso strade illuminate da più cultura, più lettura, più arte, più conoscenza, più consapevolezza. È per questo che ho pensato che rendere onore al 3 luglio fosse doveroso. Nel 2021 non potevamo accontentarci di accendere i riflettori solo il 1°dicembre.

Sarebbe bello se da questo momento in poi si continuasse a celebrare questa data. Il 3 luglio di 40 anni fa alcuni giornalisti suggerivano che un raro cancro potesse essere in qualche modo “gay” sottintendendo che una patologia potesse riguardare un orientamento piuttosto che un altro. È importante rifletterci, ci dice da dove siamo partiti e quanta strada abbiamo percorso.

Aggiungo poi che “commemorare” non deve essere per forza un gesto triste. Un gesto politico forse, come tutto quello che facciamo d’altronde, ma per me sarà principalmente un gesto vitale. Vorrei ricordare la bellezza di queste persone che hanno fatto parte della nostra vita. Tengo anche nel cassetto da tanto l’idea di uno spettacolo e un progetto artistico che prova a immaginare come sarebbe cambiata la mia vita se quella “certa persona” fosse ancora con me oggi… ma meglio passare a un’altra domanda, che sennò mi commuovo.

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